Gli accordi di Potsdam del 1945 prevedevano la ripartizione del territorio tedesco in 4 settori controllati dai paesi vincitori della seconda Guerra Mondiale (Inghilterra, USA, Russia e Francia). La stessa sorte venne decisa per la ex capitale del Reich, Berlino, situata nel centro della zona sovietica ma divisa equamente in 4 parti.
Negli anni successivi la situazione della città divenne sempre più precaria: con l' acuirsi dei rapporti tra URSS e USA, Berlino finì per diventare il teatro delle discordie tra le due superpotenze della Guerra Fredda.
Tra il 24 giugno del '48 e il 12 maggio del '49 Mosca decretò un blocco totale delle frontiere (compresi gli accessi alle tre zone alleate); Berlino ovest fu soccorsa e alimentata per 6 mesi da un ponte aereo anglo-americano.
La seconda crisi arrivò un decennio più tardi: nel 1958 l'URSS inviò agli occidentali un ultimatum per l'abbandono definitivo della città; tre anni più tardi, durante i quali erano intervenuti problemi di maggiore gravità (tra cui la crisi di Cuba), Kruscev risollevò la questione; nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 venne chiuso il confine ed ebbe inizio la costruzione del Muro che sigillava ermeticamente l' unica breccia (Berlino est) rimasta aperta lungo la cortina di ferro ponendo fine a ogni possibilità di contrattazione tra le due parti. Con il Muro l' Unione Sovietica rimarginava la ferita dalla quale si propagava l' esodo verso occidente e che era già costata alla DDR più di un milione di cittadini.
Con la sua imponente estensione, 43 km attraverso la città, il Muro di Berlino è diventato il simbolo per eccellenza della Guerra Fredda, oltre a rappresentare uno dei capitoli più dolorosi della storia tedesca. La sua apertura, il 9 novembre 1989, ha inaugurato la "Deutsche Wende" (il processo di riunificazione)
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